26/12/2011

miracolo di natale...seconda stella destra...

 

Qualcuno ha detto una volta che bastava seguire un percorso che partiva dalla seconda stella a destra e poi continuava dritto fino al mattino per dimenticare tutto, per trovare una terra dove non si cresce mai, perché il segreto della felicità forse è restare bambini, perché quando si è piccoli si è cuccioli ed i cuccioli non sanno portar rancore, ma soprattutto hanno ancora il dono del perdono. Questo natale con le sue manovre, le sue crisi, i suoi regali sotto l'albero chissà se ha visto qualche miracolo, qualche piccolo sorriso, qualche piccolo ritorno. forse qualcuno è riuscito anche a trovarla l'isola che non c'è, speriamo. Vi ricordiamo comunque che per un miracolo di natale tra gli ingredienti ci vuole anche un po' di illusione.

Seconda stella a destra poi dritti fino al mattino.....

 




25/12/2011

mithril

Mithril

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Quante cose si perdono durante un percorso, quante persone spariscono dal tuo fianco, quanti occhi perdi di vista, eppure, non ci si può fermare. La vita è un continuo mutamento, quello che ci viene sottratto per quanto urliamo o ci disperiamo rimane in noi solo come un ricordo, nulla ci verrà veramente restituito, così è la vita. In questi giorni difficili abbiamo costruito questo luogo Mithril, con sacrificio abbiamo posato un mattone alla volta costruendo l'anima di questo blog che speriamo sia percepibile in ogni parola qui scritta. Vi auguriamo che l'anno che sta per arrivare sia ricco di novità, noi cercheremo di farvi distrarre e star bene in quel tempo che deciderete di fermarvi nella nostra piccola locanda virtuale a bere qualsiasi cosa desideri la vostra anima e gustare un boccone di dolce dei sogni.

 

Mithril (Alex)

24/12/2011

Gli Occhi delle Donne

07 dicembre 2007

Gli occhi delle Donne

Di Alessandro Cavaliere (dalla raccolta la finestra bianca)

 

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Gli occhi delle donne
hanno la consapevolezza
del buio trascorrere dei giorni
che si posa nell'anima,
i loro occhi rispecchiano il dono della vita,
il calore del perduto e la dolcezza
di infinite albe.
Gli occhi delle donne attraversano
il cuore e l'anima degli uomini
restano nei ricordi e lasciano
solchi profondi nell'anima,
nei loro sguardi c'è l'amore e l'odio,
la tenerezza della speranza
e il gelido martirio dell'addio.
Gli occhi delle donne custodiscono
tutte le lacrime del mondo
quelle di gioia per la felicità
che ricevono,
quelle di dolore
per il male che gli viene fatto
e quelle del rimpianto
per tutta la malinconia
che come polvere senza tregua
si posa su di noi.


 

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23/12/2011

Buone feste da Mithril

Buone Feste da Mithril

 

I ragazzi e le ragazze di mithril augurano ai lettori del blog buone vacanze, quest'anno è stato durissimo un po' per tutti speriamo che l'anno 2012 porti cose migliori di questo trascorso. C'è da dire che alcuni credono che questo sia l'ultimo anno sulla Terra, ma noi crediamo che i maia abbiano solo dimenticato di caricare il nuovo calendario (erano leggermente morti e quindi li si può perdonare), detto questo felici feste a tutti da Mithril.

 

L'immagine è stata realizzata dal nostro Aux - era stata in origine pensata per il forum, tranquilli non vi leasceremo senza aggiornamenti e per l'anno nuovo abbiamo in mente molte belle cose per voi amici del blog.

 

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22/12/2011

I mali dell'anima

I Mali dell'anima

 

Tra i mali dell'anima c'è certamente la delusione, Oriana Fallaci descrive penso in modo stupendo questa cosa:

 

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.

 

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ORIANA FALLACI

21/12/2011

citazione

Pensieri Fugaci

 

Ci vogliono venti anni a una donna per fare del proprio figlio un uomo, e venti minuti a un'altra donna per farne un idiota CHarles John Huffman Dickens.

20/12/2011

Leggende di Natale

Leggende di Natale

a cura di LadyKykio

 

Girando per il web ho fatto un po' di ricerche sul natele e le sue leggende ed ho trovato molte cose interessanti.

 

iniziamo da wikipedia per un po' di informazioni utili sulla festa più importante

 

Il Natale è la festività cristiana che celebra la nascita di Gesù. Cade il 25 dicembre (il 7 gennaio nelle Chiese ortodosse che adottano il calendario giuliano).

Il termine deriva dal latino natalis, che significa "relativo alla nascita".

Secondo il calendario liturgico è una solennità al di sopra dell'Ascensione e alla Pentecoste, ma inferiore alla Pasqua, la festività cristiana più importante. È comunque la festa più popolarmente sentita tra i cristiani e negli ultimi anni ha assunto anche un significato laico, legato allo scambio di regali, alla famiglia e a figure del folclore come Babbo Natale.

Sono strettamente legate alla festività la tradizione del presepe, di origine medioevale, e l'addobbo dell'albero di Natale, diffusasi successivamente a partire dal Nord Europa.



Leggenda fonte (www.ilvolodeigabiani.it)

Si dice che allo scoccare della mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, gli animali - in special modo gli animali nelle fattorie acquistino il meraviglioso ed inusuale dono della parola. Buoi, mucche, cavalli, maiali e polli iniziano a parlare tra di loro e si scambiano strani segreti sul genere umano, in particolar modo sui loro padroni. Ma non tentati di ascoltarli di nascosto! La leggenda dice che potrete attirare su di voi la sfortuna, la cecità o addirittura la morte se tenterete di spiarli!

 

 

 

La Stella di Natale

 

 

La famosa "Stella di Natale" che da secoli si lega agli allestimenti tipici del Natale, sarebbe nata dal regalo ad un bimbo. Narra la leggenda, che il 25 dicembre di un anno dimenticato dalla storia, un bimbo povero entrò in una chiesa per offrire un dono a Gesù nel giorno della sua nascita. Triste e vergognoso per il suo poco degno mazzo di frasche, il bambino perse una lacrima fra quei ramoscelli che un miracolo trasformarono nel fiore più rosso e bello che i suoi occhi avessero mai visto.


La canzone di De Fabrizio De Andrè

Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l'età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea.

E venne l'inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d'amore
e d'oro e d'argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

Coprì le tue spalle d'argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare.

E adesso che gli altri ti chiamano dea
l'incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d'un fiore appassito a Natale
la storia d'un fiore appassito a Natale.


19/12/2011

Speranza

Speranza

di Alessandro Cavaliere

 

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La mia strada potrà portarmi anche lontano

e accumulare i miei passi in percorsi

che non hanno altro senso

che condurmi verso un sole pallido

che ha il sapore del più limpido

mattino,

ma non mi farà mai dimenticare

tutto quello che i miei occhi

hanno visto durante il cammino.

 

Sento il vento accarezzare il mio viso

quasi fosse il percorrere

di dita conosciute

sulla pelle,

ma è solo il perdersi

di questo mio camminare

verso chissà quale sole;

quale alba;

quale nuova emozione

e quella sensazione

che lascia sul mio

viso il vento si perde

mentre guardando le stelle

ricordo i lineamenti

di chi non cammina più al mio fianco;

di chi ha cercato di calpestare

i miei sogni;

di chi ha semplicemente

finto di amarmi

per poi lasciare che giacessi

ferito e umiliato

nelle cadute prese

durante il mio cammino.

 

Eppure nel cuore non c'è rancore

anche per coloro

che durante il mio camminare

hanno solo

finito per farmi male,

è strana questa vita

che ci confonde

ci perde

e ci lascia senza fiato

perché ci ha donato

quella stella invisibile

che pulsa nell'anima

e ci guida nel nostro cammino

quella stella fatta di sogni

 

...speranza...

 

basta chiudere gli occhi

un solo attimo ed è lì

che ci ridona la forza

per continuare a camminare

su questa strada

che ha ancora tanto da dare

e tanto da chiedere

fino a che l'ultimo uomo

di questo mondo

avrà ancora la forza di respirare.

 

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18/12/2011

Spezzone di Zero Sicret of Andromeda

Spezzone del romanzo breve di Fantascienza: Zero il Segreto di Andromeda


Questo pezzo è tratto da un romanzo breve che sto scrivendo:

 


 

 

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Ho quasi dimenticato cosa vuol dire averti nei mei sogni, ho quasi dimenticato cosa significa il tuo profumo nel mio letto, ho quasi... ma ancora una traccia di te resta dentro l'anima che non riesce più a naufragare.  Aik guardava la donna distesa sul letto, le lenzuola che le coprivano il corpo in modo distratto, quasi componessero con quel corpo stupendo una tela. Era il primo giorno d'estate, la vita di Aik era andata a puttane in tutti i sensi. Il suo lavoro, la sua vita personale e tutto quello che per lui era importante... puff svanito come un segno sulla sabbia scalfita da un mare che non ha nessuna pietà o ragione se non quella dello scorrere eterno. Ora c'era solo quella donna sconosciuta nel suo letto. Era Aurora. La sua collega, la sua amica la donna che era cresciuta professionalmente sotto di lui, che Aik pensava di conoscere come si conosce il palmo della sua mano, ed invece non la conosceva per niete. Era una sconosciuta, ed ora dormiva nel suo letto. Era nella sua casa di Colonia, la città dove il destino l'aveva esiliato. Era lì perché l'amava, e questo per Aik in quel momento della sua vita era inaccettabile....

 

vi salutiamo con il video dei coldplay message





 

 

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16/12/2011

Il Fiore Rosso e la Neve

 

Il Fiore Rosso e la Neve
di Alessandro Cavaliere

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Era l'anima a sospirare quella voce delicata e triste che si levava nel silenzio assoluto della natura, come se essa fosse morta insieme a quel corpo minuto e posato nella neve. La neve che tanto ricordava la morte, ma anche il candore gelido dell'innocenza. Cloude osservava il corpo della donna che amava disteso in quel letto bianco, alcune venature scarlatte disegnavano intorno una sorta di corolla di petali. Era il fiore dell'assenza, il fiore crudele del perduto. Le ginocchia di Cloude erano immerse nella neve e il freddo le intorpidiva, come i fiocchi di neve che gli accarezzavano il viso graffiavano con il loro gelido tocco la sua pelle. Eppure non riusciva a muoversi, non tanto per il freddo, ma per quella voce che gli sembrava intonare una sorta di canto. Quella voce che era solo sua.

 

<<Dolce Amore mio perduto,

 

le tue labbra non scalderanno

 

più i miei giorni

 

con l'ardore dei tuoi baci,

 

il tuo viso non invecchierà

 

insieme al mio

 

il tuo sorriso sarà

 

una ferita

 

malinconica nei ricordi.

 

Eppure, amore mio

 

nonostante questo straziante dolore

 

che mi scuote l'anima

 

che spezza dentro la mia mente

 

ogni pensiero

 

che mi fa desiderare

 

solo di un unirmi a te

 

in quest'ultimo viaggio,

 

non consegnerei al Perduto

 

neanche un attimo

 

di quel tempo

 

che questa vita ci ha visti insieme.

 

Tu mio angelio,

 

tu mio unico ed eterno amore.>> Cloude Pronunciò quelle parole ripetendo il canto sommesso che gli sussurrava la voce, la stessa voce che era stata della donna che ora giaceva nel sepolcro di neve e petali rosso scarlatto che si perdevano nel bianco che inesorabile li ricopriva. Era stato un attimo, il saettare di una freccia, degli occhi che l'osservano avvicinarsi e quel corpo delicato che si frappone tra il dardo e il suo bersaglio. Poi era giunta la morte, come giunge sempre spietata senza riguardi. Il silenzio innaturale di quei momenti fu interrotto dalla voce di Cloude, che intonava quel canto e dal suo urlo disperato. Poi ci furono i passi degli assassini. Sei guerrieri che si avvicinavano a passi lenti ma inesorabili, spade sguainate. Spade che erano pronte a mordere.

 

<<Vorrei raggiungerti amore mio, vorrei così tanto che queste spade ponessero fine a questo dolore che è la tua assenza, ma così tradirei il tuo amore>> Cloude si rimise in piedi ed estrasse la sua spada. Gli assassini scoppiarono a ridere, cosa poteva un solo uomo contro sei.

 

<<Il nostro signore ci manda a vendicare l'onta della vergogna subita>> Disse uno di loro ricordando a Cloude che la donna che ora giaceva morta nella neve un tempo era stata una principessa, un gingillo che adornava con la sua bellezza la casa di un ricco e potente signore e che forse era divenuta donna nell'atto di tradire le convenzioni sociali di quel mondo imperfetto. Le spade calarono su Cloude, economia di gesti, una sorta di danza triste. Avreste potuto privarmi della vita prima, quando di essa mi importava, ma ora che non ha alcun valore per me è diventato difficile strapparmela via. Così uno dopo l'altro caddero sotto la lama di Cloude, in quella danza di ferro e carne, che disegnava strati di sangue nell'aria, colorando il bianco della neve. Quando l'ultimo assassino fu solo un'ombra nella neve Cloude depose la sua spada.

 

<<Ti porterò con me amore mio>> Raccolse la donna come si raccoglie un fiore, la depose sulla cavalcatura di uno degli assassini, prese anche un cavallo per sé. Il silenzio tornò a impadronirsi della valle. Un uomo e la sua donna divennero ombre lontane nell'orizzonte. La neve bianca disegnava un panorama bianco e la notte calava sul mondo.

 

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