12/02/2012

Una Vasta, Imensa Tomba

Una vasta, immensa tomba

di Edward Young

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Non è forse vasta immensa tomba

il mondo istesso? E' la gran madre antica

per sé sola infeconda; e quanto in essa

nasce da quanto si scompone e sface

ha l'origine sua. Quanto è de' sensi

alimento e piacer, tutto è sostanza

che più vita non ha. L'uomo si pasce

di morte spoglie altrui., come su quelle

nasce, vegeta il verme. E qual si trova

polve, che un di delle vitali forme

rivestita non fosse? Il curvo aratro

frange degli avi nostri i tristi avanzi.

Questi fa poscia nelle altere messi

Cerere biondeggiar. Con questo dono

si rifanno da noi con varie guise

della macchina i danni. I più scoperti

strati d'ogni terren ceneri sono

degli abitanti suoi, e la sua volge

esterna spoglia in nostro globo in giro

tutta composta di color che vivi

vide l'antica età. Da noi si ridd,

si festeggia da noi sulle ruine

del germe umano, ed il composta danza

più sepolte città talun calpesta.

Allor che sciolta da' suoi lacci l'alma

poggia coll'ali sue sovra le stelle,

sugge il sole da noi quanto ci resta

di nutritivo amor. Prende la terra

cio che al nascer prestò.. Prende è de' venti

quanto rimane, e ogni elemento ha dritto

sulla spoglia di noi. Dell'uom gli avanzi

spargonsi in grembo di natura, e morte,

vanta ovunque vassalli e leggi e trono;

ma dell'uomo il pensier non serve a lei.

(dalle Notti di E.Y. traduzione di Giuseppe Bottoni)

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