28/02/2012
I valori di nobiltà dei Samurai
I VALORI DI NOBILTA' DEI SAMURAI
Di Mithril
* 義, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
* 勇, Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.
* 仁, Jin: Compassione
L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.
* 礼, Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.
* 誠, Makoto o 信, Shin: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.
* 名誉, Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.
* 忠義, Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

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27/01/2012
Ars Retorica
Ars Retorica
di Restless
La retorica è una disciplina antica che ci da la possibilità di organizzare un discorso in modo efficace. Nacque nel V secolo a.C., i primi maestri di quest'arte furono Empedocle d'Agrigento e Corace, i quali avevano stabilito le parti essenziali di un discorso da tenere in pubblico:
"esordio - realazione dei fatti - argomentazione o prova - disgressione - epilogo".
Maestro di questa tecnica fu Cicerone che detto le regole fondamentali della retoria:
a) Trovare cosa dire: Commuovere - Convincere. (Inventio)
b) Disporre in ordine ciò che si è trovato: esordio - relazione dei fatti - argomentazione - disgressione - epilogo. (dispositio).
c) Dare forma linguistica alle idee: scelta delle parole - ordinamento delle parole (elocutio).
d)Studiare il discorso a memoria. (memoria)
e) Recitare il discorso. (actio)
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25/01/2012
Conrad
UNO SGUARDO SU JOSEPH CONRAD
di Mithril
Joseph Conrad (Berdicev, Ucraina 1857 - Bishopsbourne, Kent, 1924) era lo pseudonimo di Teodor Jozef Konrad Korzeniowski. Lo scrittore rimase orfano in giovanissima età e fino ai 17anni studio nella città di Cracovia, sotto la tutela di uno zio, poi si trasferì a Marsiglia dove per assecondare la sua passione per il mare si imbarcò come semplice marinaio. Questa sua esperienza in mare durò oltre vent'anni, prestando servizio prima nella marina francese e poi in quella britannica. Quando lasciò la marina il suo grado era capitano di lungo corso. La sua esperienza di marinaio gli fu molto utile nella sua carriera letteraria. Prediligeva i mari dell'arcipelago malese. Il suo primo romanzo fu "La Follia di Amayer, del 1895. Seguono "Un Reietto delle isole (1896). "Il Negro del Narcissus", 1898", Lord Jim (1900). La sua produzione letteraria è anche molto ricca di racconti, come Gioventù (1902), Cuore di Tenebra (1902), Racconti di mare e di costa (1912). La sua produzione letteraria è stata molto vasta, e oltre ad argomenti che vedevano il mare come centro di molte sue opere.
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22/01/2012
Uno sguardo breve sull'Illuminismo
Uno sguardo breve sull'Illuminismo
di Mithril
L'illuminismo ha dominato la cultura ed il pensiero del settecento, questo movimento di idee così complesso e fondato sulla fiducia nelle capacità dell'essere umano di conoscere la realtà attraverso la razionalità ha cambiato in modo irreversibile la società umana. Il nome deriva dai lumi della ragione, forza chiamata a liberare l'umanità dall'oscurità e dell'ignoranza caratterizzate dalla superstizione e dalle idee antiquate che opprimevano l'essere umano limitandone le libertà personali e culturali. La Francia fu la patria di questo movimento che pian piano si diffuso poi in tutto il resto d'Europa.
Il filoso tedesco Kant diceva:
L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro... Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligeza. E' questo il motto dell'Illuminismo".
A questo movimento si deve la diffusione della cultura a più strati sociali, l'avanzata del progresso tecnologico e del metodo scientifico e il ridimensionamento del potere e dell'influenza religiosa sull'uomo che diventa il centro del mondo e padrone del proprio destino. Si deve all'Illuminismo la nascita della prima raccolta di idee e cultura l'Enciclopedia, l'opera in 17 volumi di testo e 11 tavolette, fu pubblicata a Parigi a partire dal 1751 e vi colaborarono le menti più brillanti del movimento. Con quest'opera l'Illuminismo si prefigge l'obiettivo di diffondere e illustrare tutte le conoscenze umane e di fornire i principi basilari di ogni scienza.
Tra i maggiori esponenti di questo movimento sicuramente vi fu il filosofo francese Voltaire.
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10/01/2012
Letteratura Antica I
Letteratura Antica
Mithril

La storia umana è caratterizzata da varie scoperte ed eventi significativi che ne hanno forgiato il carattere e la cultura multiforme. La storia umana è divisa in varie età e scandita dall scorrere dei secoli, ma di storia si parla facendone partire il corso dall'origine della scrittura. Infatti, prima dell'avvento della scrittura si parla di preistoria, il nostro blog vuole ripercorrere proprio questa scoperta, questo impareggiabile mezzo che ci ha garantito nel corso dei secoli il mantenimento di tradizioni, idee e racconti che altrimenti sarebbero andati perduti. La scrittura nasce inizialmente per fini puramente commerciali, infatti, si è iniziato a scrivere per mantenere la contabilità e segnare tutto quello che riguardava il commercio. Poi gli uomini hanno iniziato ad usarla per tramandare la loro storia e le loro idee così che le generazioni future potessero ricordare e da quel momento man mano nel corso dei secoli la scrittura ha conosciuto uno sviluppo così enorme che ora permea tutta la vita umana. L'uomo, infatti, altro non è che espressione del proprio scrivere, senza la scrittura l'uomo non potrebbe mantenere la propria esistenza e il proprio mondo e tornerebbe ai secoli bui della preistoria. La scrittura non ha un'origine unica, infatti, si svilupp in modo indipendente in varie parti del mondo. Tra i primi popoli che iniziarono ad adottare una forma di scrittura ci furono i sumeri e gli egizi tra il 3500 - 3300 A.C. continua... (nel prossimo post)
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24/12/2011
Gli Occhi delle Donne
07 dicembre 2007
Gli occhi delle Donne
Di Alessandro Cavaliere (dalla raccolta la finestra bianca)

Gli occhi delle donne
hanno la consapevolezza
del buio trascorrere dei giorni
che si posa nell'anima,
i loro occhi rispecchiano il dono della vita,
il calore del perduto e la dolcezza
di infinite albe.
Gli occhi delle donne attraversano
il cuore e l'anima degli uomini
restano nei ricordi e lasciano
solchi profondi nell'anima,
nei loro sguardi c'è l'amore e l'odio,
la tenerezza della speranza
e il gelido martirio dell'addio.
Gli occhi delle donne custodiscono
tutte le lacrime del mondo
quelle di gioia per la felicità
che ricevono,
quelle di dolore
per il male che gli viene fatto
e quelle del rimpianto
per tutta la malinconia
che come polvere senza tregua
si posa su di noi.

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22/12/2011
I mali dell'anima
I Mali dell'anima
Tra i mali dell'anima c'è certamente la delusione, Oriana Fallaci descrive penso in modo stupendo questa cosa:
Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.

ORIANA FALLACI
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21/12/2011
citazione
Pensieri Fugaci
Ci vogliono venti anni a una donna per fare del proprio figlio un uomo, e venti minuti a un'altra donna per farne un idiota CHarles John Huffman Dickens.
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18/12/2011
Spezzone di Zero Sicret of Andromeda
Spezzone del romanzo breve di Fantascienza: Zero il Segreto di Andromeda
Questo pezzo è tratto da un romanzo breve che sto scrivendo:

Ho quasi dimenticato cosa vuol dire averti nei mei sogni, ho quasi dimenticato cosa significa il tuo profumo nel mio letto, ho quasi... ma ancora una traccia di te resta dentro l'anima che non riesce più a naufragare. Aik guardava la donna distesa sul letto, le lenzuola che le coprivano il corpo in modo distratto, quasi componessero con quel corpo stupendo una tela. Era il primo giorno d'estate, la vita di Aik era andata a puttane in tutti i sensi. Il suo lavoro, la sua vita personale e tutto quello che per lui era importante... puff svanito come un segno sulla sabbia scalfita da un mare che non ha nessuna pietà o ragione se non quella dello scorrere eterno. Ora c'era solo quella donna sconosciuta nel suo letto. Era Aurora. La sua collega, la sua amica la donna che era cresciuta professionalmente sotto di lui, che Aik pensava di conoscere come si conosce il palmo della sua mano, ed invece non la conosceva per niete. Era una sconosciuta, ed ora dormiva nel suo letto. Era nella sua casa di Colonia, la città dove il destino l'aveva esiliato. Era lì perché l'amava, e questo per Aik in quel momento della sua vita era inaccettabile....
vi salutiamo con il video dei coldplay message
Prossimamente su Mithril
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16/12/2011
Il Fiore Rosso e la Neve
Il Fiore Rosso e la Neve
di Alessandro Cavaliere

Era l'anima a sospirare quella voce delicata e triste che si levava nel silenzio assoluto della natura, come se essa fosse morta insieme a quel corpo minuto e posato nella neve. La neve che tanto ricordava la morte, ma anche il candore gelido dell'innocenza. Cloude osservava il corpo della donna che amava disteso in quel letto bianco, alcune venature scarlatte disegnavano intorno una sorta di corolla di petali. Era il fiore dell'assenza, il fiore crudele del perduto. Le ginocchia di Cloude erano immerse nella neve e il freddo le intorpidiva, come i fiocchi di neve che gli accarezzavano il viso graffiavano con il loro gelido tocco la sua pelle. Eppure non riusciva a muoversi, non tanto per il freddo, ma per quella voce che gli sembrava intonare una sorta di canto. Quella voce che era solo sua.
<<Dolce Amore mio perduto,
le tue labbra non scalderanno
più i miei giorni
con l'ardore dei tuoi baci,
il tuo viso non invecchierà
insieme al mio
il tuo sorriso sarà
una ferita
malinconica nei ricordi.
Eppure, amore mio
nonostante questo straziante dolore
che mi scuote l'anima
che spezza dentro la mia mente
ogni pensiero
che mi fa desiderare
solo di un unirmi a te
in quest'ultimo viaggio,
non consegnerei al Perduto
neanche un attimo
di quel tempo
che questa vita ci ha visti insieme.
Tu mio angelio,
tu mio unico ed eterno amore.>> Cloude Pronunciò quelle parole ripetendo il canto sommesso che gli sussurrava la voce, la stessa voce che era stata della donna che ora giaceva nel sepolcro di neve e petali rosso scarlatto che si perdevano nel bianco che inesorabile li ricopriva. Era stato un attimo, il saettare di una freccia, degli occhi che l'osservano avvicinarsi e quel corpo delicato che si frappone tra il dardo e il suo bersaglio. Poi era giunta la morte, come giunge sempre spietata senza riguardi. Il silenzio innaturale di quei momenti fu interrotto dalla voce di Cloude, che intonava quel canto e dal suo urlo disperato. Poi ci furono i passi degli assassini. Sei guerrieri che si avvicinavano a passi lenti ma inesorabili, spade sguainate. Spade che erano pronte a mordere.
<<Vorrei raggiungerti amore mio, vorrei così tanto che queste spade ponessero fine a questo dolore che è la tua assenza, ma così tradirei il tuo amore>> Cloude si rimise in piedi ed estrasse la sua spada. Gli assassini scoppiarono a ridere, cosa poteva un solo uomo contro sei.
<<Il nostro signore ci manda a vendicare l'onta della vergogna subita>> Disse uno di loro ricordando a Cloude che la donna che ora giaceva morta nella neve un tempo era stata una principessa, un gingillo che adornava con la sua bellezza la casa di un ricco e potente signore e che forse era divenuta donna nell'atto di tradire le convenzioni sociali di quel mondo imperfetto. Le spade calarono su Cloude, economia di gesti, una sorta di danza triste. Avreste potuto privarmi della vita prima, quando di essa mi importava, ma ora che non ha alcun valore per me è diventato difficile strapparmela via. Così uno dopo l'altro caddero sotto la lama di Cloude, in quella danza di ferro e carne, che disegnava strati di sangue nell'aria, colorando il bianco della neve. Quando l'ultimo assassino fu solo un'ombra nella neve Cloude depose la sua spada.
<<Ti porterò con me amore mio>> Raccolse la donna come si raccoglie un fiore, la depose sulla cavalcatura di uno degli assassini, prese anche un cavallo per sé. Il silenzio tornò a impadronirsi della valle. Un uomo e la sua donna divennero ombre lontane nell'orizzonte. La neve bianca disegnava un panorama bianco e la notte calava sul mondo.
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