04/04/2012
Pensieri D'Amore
Pensieri D'amore
di Vincenzo Monti
L'orientamento prevalente nella poesia del Monti è verso il neoclassicismo che lo vede tra i suoi rappresentanti, ma in questo componimento fortemente ispirato dalla lettura del Werther di W. Goethe vi si comprende quando il poetà ha saputo trarre ispirazione anche da altri movimenti e voci poetiche. In questo componimento Monti oltre all'ispirazione tratta dalle intense pagine di Goethe è influenzato da un suo amore giovanile per Carlotta Stewart.

Alta è la notte, ed in profonda calma
dorme il mondo sepolto, e in un con esso
par la procella del mio cor sopita.
Io balzo fuori delle piume, e guardo;
e traverso alle nubi, che del vento
squarcia e sospinge l'iracondo soffio,
veggo del ciel per gl'interrotti campi
qua là deserte scintillar le stelle.
Oh vaghe stelle! e voi cadrete adunque,
e verrà tempo che da voi l'Eterno
ritiri il guardo, e tanti Soli estingua?
E Tu pur anche coll'infranto carro
rovesciato cadrai, tardo Boote,
tu degli artici lumi il più gentile?
Deh, perché mai la fronte or mi discopri,
e la beata notte mi rimembri,
che al casto fianco dell'amica assiso
a' suoi begli occhi t'insegnai col dito!
Al chiaror di tue rote ella ridenti
volgea le luci: ed io per gioia intanto
a' suoi ginocchi mi tenea prostrato
più vago oggetto a contemplar rivolto,
che d'un tenero cor meglio i sospiri,
meglio i trasporti meritar sapea.
Oh rimembranze! oh dolci istanti! io dunque,
dunque io per sempre v'ho perduti, e vivo?
e questa è calma di pensier? son questi
gli addormentati affetti? Ahi, mi deluse
della notte il silenzio, e della muta
mesta Natura il tenebroso aspetto!
Già di nuovo a suonar l'aura comincia
de' miei sospiri, ed in più larga vena
già mi ritorna su le ciglia il pianto.
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19/03/2012
La Via degli Dèi
La Via Degli Dèi
di Friedrich Holderlin

L'ambiente culturale in cui, Friedrich Holderlin, compie la sua formazione è dominato dalla presenza di Johann Joachim Winkelmann (uno dei miaggiori teorici del Neoclassicismo, di Wolfgang Gothe e Friedrich Schiller. Per questo nella sua poesia notiamo una duplicità molto marcata tra serenità olimpica e tormento interiore che viene acutizzata dalle esperienze personali del poeta. La lirica che vi sottoponiamo è un esempio della scoperta della grecità e insieme l'espressione della propria tensione all'armonia.
Dèi andavano un tempo tra gli uomini, le splendide Muse
e Apollo, l'adolescente, a guarire, a esaltare come tu fai;
e tu sei per me come quelli, mi pare che uno dei dei beati
mi abbia mandato nella vita e dove io vado l'immagine
della mia eroina è come me che soffro e creo con amore
fino alla morte; poiché questo appresi, questo ho da lei.
Fai come viviamo, o tu, con cui patisco, con cui
nell'intima fede fedele anello a un tempo più bello.
Eppure noi già lo siamo! Sapessero di noi due
negli anni futuri quando il genio riavrà il suo valore,
Direbbero: Si crearono i solitarii amando,
solo degli dèi conosciuto, il loro più segreto mondo.
Poiché il volgo, curandosi solo di ciò ch'è mortale
sprofondò nell'Orco, ma essi trovarono la via degli dèi,
Essi A un intimo amore fedeli e al divino spirito,
sperando pazienti, e in silenzio vincitori del destino.
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08/03/2012
La Notte
La Notte
di James Macpherson (Traduzione - Melchiorre Cesarotti)
Nota:
James Macpherson, tra il 1762 e il 1765, pubblicò una serie di canti presentandoli come testi dell'antico cantore Ossian, (Un leggendario poeta - bardo - scozzese - autore secondo la tradizione popolare di un ciclo di canti epici), da lui riscoperti ma solo alcuni di questi canti risalvono veramente alla tradizione popolare. L'opera all'epoca ottenne un grande successo noi vi riportiamo uno dei canti la Notte.
Sia pur tetra la notte, ululi e strida
per pioggia o per procella,
senza la luna nè stella;
volino l'ombra, e 'l peregrin ne tremi;
imperversino i venti,
rovinino i torrenti, errino intorno
verdi-alate meteore: oppure la notte
esca dalle sue grotte
coronata di stelle, e senza velo
rida limpido il cielo,
è lo stesso per me; l'ombra sen fugge
dinanzi al vivo mattutino raggio,
quando sgorga dal monte,
efuor dale sue nubi
riede gioioso il giovinetto giorno:
sol l'uomo, come passò, non fa ritorno.
Ove son ora, o vati,
i duci antichi? ove i famosi regi?
Sconosciuti, obliati
giacciono coi nomi lor, coi fatti egregi,
e muti son delle lor pugne i campi.
Rado avvien ch'orma stampi
il cacciator sulle muscose tombe,
mal noti avanzi degli eccelsi eroi.
Sì passerem pur noi; profondo oblio
c'involverà: cadrà prostesa alfine
questa magion superba,
e i figli nostri tra l'arena e l'erba
più non ravviseran le sue rovine.
E domandando andranno
a quei d'etade e di saper più gravi:
Dove sorgean le mura alte degli avi?
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12/02/2012
Una Vasta, Imensa Tomba
Una vasta, immensa tomba
di Edward Young

Non è forse vasta immensa tomba
il mondo istesso? E' la gran madre antica
per sé sola infeconda; e quanto in essa
nasce da quanto si scompone e sface
ha l'origine sua. Quanto è de' sensi
alimento e piacer, tutto è sostanza
che più vita non ha. L'uomo si pasce
di morte spoglie altrui., come su quelle
nasce, vegeta il verme. E qual si trova
polve, che un di delle vitali forme
rivestita non fosse? Il curvo aratro
frange degli avi nostri i tristi avanzi.
Questi fa poscia nelle altere messi
Cerere biondeggiar. Con questo dono
si rifanno da noi con varie guise
della macchina i danni. I più scoperti
strati d'ogni terren ceneri sono
degli abitanti suoi, e la sua volge
esterna spoglia in nostro globo in giro
tutta composta di color che vivi
vide l'antica età. Da noi si ridd,
si festeggia da noi sulle ruine
del germe umano, ed il composta danza
più sepolte città talun calpesta.
Allor che sciolta da' suoi lacci l'alma
poggia coll'ali sue sovra le stelle,
sugge il sole da noi quanto ci resta
di nutritivo amor. Prende la terra
cio che al nascer prestò.. Prende è de' venti
quanto rimane, e ogni elemento ha dritto
sulla spoglia di noi. Dell'uom gli avanzi
spargonsi in grembo di natura, e morte,
vanta ovunque vassalli e leggi e trono;
ma dell'uomo il pensier non serve a lei.
(dalle Notti di E.Y. traduzione di Giuseppe Bottoni)
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07/02/2012
La Terra e La morte
La terra e la morte (27 ottobre 1945)
Di Cesare Pavese

Terra rossa terra nera,
tu vieni dal mare,
dal verde riarso,
dove sono parole
antiche e fatica sanguigna
e gerani tra i sassi;
non sai quanto porti
di mare parole e fatica,
tu ricca come un ricordo,
come la brulla campagna,
tu dura e dolcissima
parola, antica per sangue
raccolto negli occhi;
giovane, come un frutto
che è ricordo e stagione;
il tuo fiato riposa
sotto il cielo d'agosto,
le olive del tuo sguardo
addolciscono il mare,
e tu vivi rivivi
senza stupire, certa
come la terra, buia
come la terra, frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre
antichissimo, come
le mani di tua madre,
la conca del braciere.
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04/01/2012
amore...

Rimani! Riposati accanto a me.
Non andare. Io ti veglierò. Io ti proteggerò.
Ti pentirai di tutto fuorché d'essere venuta a me
liberamente, fieramente. Ti amo.
Non ho nessun pensiero che non sia tuo
non ho nel sangue nessun desiderio
che non sia per te. Lo sai.
Non vedo nella mia vita altra compagna
non vedo altra gioia.
Rimani. Riposati. Non temere di nulla.
Dormi stanotte sul mio cuore.
Gabriele D'Annunzio
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18/12/2011
Spezzone di Zero Sicret of Andromeda
Spezzone del romanzo breve di Fantascienza: Zero il Segreto di Andromeda
Questo pezzo è tratto da un romanzo breve che sto scrivendo:

Ho quasi dimenticato cosa vuol dire averti nei mei sogni, ho quasi dimenticato cosa significa il tuo profumo nel mio letto, ho quasi... ma ancora una traccia di te resta dentro l'anima che non riesce più a naufragare. Aik guardava la donna distesa sul letto, le lenzuola che le coprivano il corpo in modo distratto, quasi componessero con quel corpo stupendo una tela. Era il primo giorno d'estate, la vita di Aik era andata a puttane in tutti i sensi. Il suo lavoro, la sua vita personale e tutto quello che per lui era importante... puff svanito come un segno sulla sabbia scalfita da un mare che non ha nessuna pietà o ragione se non quella dello scorrere eterno. Ora c'era solo quella donna sconosciuta nel suo letto. Era Aurora. La sua collega, la sua amica la donna che era cresciuta professionalmente sotto di lui, che Aik pensava di conoscere come si conosce il palmo della sua mano, ed invece non la conosceva per niete. Era una sconosciuta, ed ora dormiva nel suo letto. Era nella sua casa di Colonia, la città dove il destino l'aveva esiliato. Era lì perché l'amava, e questo per Aik in quel momento della sua vita era inaccettabile....
vi salutiamo con il video dei coldplay message
Prossimamente su Mithril
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18/11/2011
Sangue e Polvere
Sangue e Polvere
di Alex Cavaliere
Baciami piccola fammi sentire il veleno delle tue labbra rosse,
baciami fino a togliermi il respiro;
fino a che i miei occhi
non si chiudano sull'infinito,
ma poi resta muta
non sciupare di te l'immagine di bellezza
sporcandola della tue parole dimostrandomi
per forza la tua personalità.
Scusami piccola se sono crudele
se il mio amore si ferma alla soglia del tuo cuore
e non tiene in considerazione null'altro di te
che le tue labbra,
scusami se sono gonfio della mia essenza
sai... dicono che chi ama solo se stesso
in realtà non sa amare,
ma visto che il bisogno d'amore
scorre nel sangue
si limita a fare la cosa più elementare
del mondo
amare la prima persona che conosce.
Scusami piccola per il mio silenzio
per la mia assenza ingiustificata,
ma nel tempo che ero via avevo
qualcosa di meglio di cui cibare la mia anima
mi ricorderò di te
da bambino egoista
quando starò per perderti,
ma tranquilla soffrirò per te
moriro per te
sembrerò un miserabile
tanto che susciterò pietà
ma poi subentrerà
la noia e gli spettacoli
troppo lunghi sono cattive recite
che nessun vuol veramente seguire.
Baciami solamente piccola,
illudimi di essere il solo
che possa toccarti
fammi credere che la tua umiltà
e il tuo altruismo
sia così smisurata
da poter suscitare in me
un senso di vergogna
per il mio vanesio egoismo;
così potrò dormire tra le lacrime
del pentimento
e sognare di usarti come sacra immagine
per poi ignorarti al risveglio
troppo ubriaco di vodka
e sesso.
Sangue e polvere c'è dentro la mia anima
piccola
vedi quanto straparlo di me stesso
quanto gioco male
per farmi odiare
perché non voglio
nessuno che possa
tenermi stretto
con il cappio dell'amore
l'odio è più duraturo e sincero
dell'amore
perché si nutre
di fatti e non di semplici parole.
Dammi un bacio piccola
e poi sparisci
prima che mi penta
di non averti
presa e sbattuta
fuori dalla mia vita
a calci
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30/10/2011
Poesia halloween
Poesia di Halloween
Nel livido, triste chiarore lunare
svettano bianchi i campanili,
gli alberi si ricoprono d'argento
e sui comignoli volano i vampiri.
Guarda: le arpie del cielo profondo batton le ali,
ridono ed osservano.
Sul morto villaggio sotto la luna
mai ha brillato il sole al tramonto:
è emerso dal buio di ere perdute,
là dove scorrono fiumi di follìa lungo abissi di sogno senza fondo.
Un vento gelido striscia fra i covoni
sui campi splendenti di pallida luce
e s'aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero
dove i ghoul ricercano l'orrida preda per la loro fame.
Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento
giunti al passato a reclamare ciò che gli appartenne
può rendere quest'ora meno immota: una forza spettrale copre tutto,
diffonde il sonno dal suo seggio antico e libera l'ignoto senza fine.
Si estendono di nuovo la valle e la pianura
che videro lune scordate ormai da tempo,
ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,
sorgendo dalle fauci del sepolcro per scuotere il mondo col terrore.
Le cose che il mattino aspro rivela,
l'orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi
si aggiungeranno un giorno a tutto il resto
tramando con le ombre maledette.
S'alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,
guglie rose di lebbra giungan fino al cielo...non cambia nulla:
chè l'antico e il nuovo insieme son ravvolti nelle pieghe del costume destino, morte e orrore.
I Segugi del Tempo sono pronti le carni d'entrambi a dilaniare.
di H.P. Lovecraft
Titolo originale: Halloween in a Suburb
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28/10/2011
Giovanna La Pazza
Giovanna la pazza
di Giovanni Buzi
Sera di Halloween.
Mollichino, piccolo villaggio tra le montagne, 668 anime.
Tutti i bambini sono in festa, mascherati da elfi, Biancaneve, la Bella Addormentata eccetera, vanno di casa in casa per racimolar dolci e caramelle. Mezzo metro di neve, la luna sospesa come una testa mozza. La casa di Giovanna è piantata accanto a un precipizio. Del gruppo, solo cinque bambini hanno il coraggio d’oltrepassare il cancello e bussare a quella porta, toc toc, il cuore in gola.
- Buonasera, graziosi, sorride una vecchia befana, meglio conosciuta in paese come Giovanna la Pazza. Cosa posso fare per voi, piccini?
I bambini, protetti dalle maschere, allungano una mano e rispondono,
- Buon Halloween, signora.
- Buon Halloween a voi, bellissimi. Volete una fettina di torta alle mele, una manciata di dolciumi, un pan di Spagna con crema, ciliegie e fragole fresche? Immagino di sì. Venite carini, venite...
I pupi, pur esitanti, entrano. La vecchia, gonne, sottogonne e scialle nero, li guida all’interno. Ad un lato del caminetto acceso c’è una tavola imbandita d’ogni leccornia, dall’altro un albero di Natale. “L’albero a novembre?”, pensano i bimbi. A più d’uno scappa da ridere, ma non c’era da stupirsi, non stavano in casa di Giovanna la Pazza?
Dai rami sfilacciati d’un abete in peluche, tra palle rosse e piccole zucche di vetro, s’accendono e si spengono mini teschi di plastica di tutti i colori.
- Vi piace il mio albero?, dice la vecchia con gli occhietti lucenti.
- Bello!, fa un bimbo-puffo tutt’azzurro.
- Bello sì... ma avete visto qui?, dice Giovanna la Pazza mostrando il tavolo pieno di dolci.
- Eccome!, esclamano in coro i pupi avventandosi su quel ben di dio.
- Calma belli, fa con voce ferma la vecchia.
I bimbi si bloccano.
- Tutto questo è per voi, ma chi vuole servirsi deve prima fare un piccolo giochino.
Che storia era quella? Erano pupi sì, ma non scemi. Tutti avevano la tele in casa e tutti sapevano quello che succedeva per il mondo, il bello (poco) e il brutto (molto). Adesso, pazza o non pazza, che voleva la vecchia?
- Ragazzi, quello che voglio da voi è una cosa molto semplice. Ascoltate: si potranno servire al Tavolo delle Dolcezze solo quei bambini che riusciranno a colpirne almeno una, e detto ciò mostra su una cassapanca una ventina di zucche con naso, bocca e occhi intagliati. Dimenticavo, continua la vecchia, sotto due zucche ci sono i genitori d’uno di voi.
- Come?, dice una bambina vestita da Bella Addormentata.
- Ho fatto due fori nella cassapanca. Da quei buchi passano le teste dei genitori d’uno di voi.
I bambini si guardano e scoppiano a ridere; non poteva esser vero. Era proprio Pazza, quella Giovanna! Accettano. Un bambino prende una noce da una cesta, sta per tirare quando sente la vecchia dire:
- Calma, bello. Cosa fai?
- Tiro.
- Buona idea, ma non le noci.
- Cosa, allora?
- Queste, fa la vecchia mostrando un bel cesto di mele rosse.
- Perfetto, dice una puffa, sarà più facile colpire le zucche.
- Sì, molto più facile. Però dovete sapere che cinque mele sono avvelenate.
- Ma questa non è un’altra favola?
- Silenzio! Chi partecipa al gioco può tirare tre sole mele. Se colpisce una zucca si serve al tavolo di tutto ciò che vuole, se le manca, se ne va a mani vuote.
- Cosa vuol dire che le mele sono avvelenate?
La vecchia sceglie una mela dal paniere, la passa sullo scialle, ci si specchia e la tira con forza contro il tavolo. Una zucca viene colpita ed esplode!
- Caspita, che c’hai messo, vecchia?
- Ce ne sono ancora quattro così. Non preoccupatevi, a voi non succederà niente.
- Ci sono veramente i genitori d’uno di noi sotto alle zucche?
- Lo giuro!, mette una mano sul cuore Giovanna la Pazza.
- E se li colpiamo con una mela avvelenata...
- Faranno Boom!, la vecchia aprendo le mani e mostrando un bel sorriso.
- Io ci sto, dice un elfo prendendo una mela.
- Gioco anch’io!, un Peter Pan tira e manca d’un pelo una zucca.
- Anch’io!, dice la Bella Addormentata lanciando una mela che colpisce in pieno buum! una zucca.
***
Il sole s’alza e fa risplendere le montagne innevate. A Mollichino, villaggio di 668 anime, ne mancano due all’appello; i genitori della piccola Maria, la Bella Addormentata.
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