09/06/2011

Cinema: la voce di Paul Auster

La voce di Paul Auster

 

Nel nostro viaggio nel pianeta cinema gustiamoci il parere dello scrittore Paul Auster, autore della Trilogia New York e sceneggiatore di Smoke e Blue in the Face.

 

"Ho letto alcune sceneggiature giusto per capire tecnicamente come si scrivono: come si numerano le scene, come si passa dagli interni agli esterni eccetera. Ma se si esclude una vita passata a guardare film, non mi sono preparato appositamente. I film mi hanno attratto sin da bambino - penso che succeda a molti - ma nello stesso tempo mi creavano qualche problema: non certi film in particolare, i film in generale, il mezzo di comunicazione in sè.

...La bidimensionalità. La gente ritiene i film molto "reali", ma si sbaglia. I film sono immagini piatte proiettate contro un muro, sono un simulacro di realtà e non la realtà stessa. Poi c'è il problema delle immagini: poiché tendiamo a guardarle passivamente, le immagini fisiniscono per passarci attraverso senza lasciare traccia. I romanzi sono completamente diversi. Per leggere un libro bisogna essere attivamente coinvolti in ciò che dicono le parole Bisogna lavorarci su, usare l'immaginazione: e quantdo l'immaginazione è prienamente risvegliata, si entra nel mondo libro come fosse il proprio. Si possono fiutare e toccare le cose, si hanno pensieri e intuizioni complesse, si vive in un mondo tridimensionale. "

 

Paul Auster, Smoke & Blue in the Face, Einaudi, 1995

01/06/2011

L'opinione di tre grandi registi

L'Opinione di tre Grandi Registi

Apriamo il nostro percorso sulla scrittura creativa per il cinema con l'opinione di tre grandi registi sul processo creativo:

 

1) Sergej Ejzenstein: "La cosa più importante è avere l'idea. Poi afferrarla e conservarla. Bisogna vedere e sentire quello a cui si pensa. Bisogna vederlo e afferrarlo. Bisogna conservarlo e fissarlo nella memoria e nei sensi. E Bisogna farlo subito. Quando si è in uno stato d'animo adatto al lavoro, la fantasia, attivissima, formicola d'immagini. Inseguirle e afferrarle è pressappoco come inseguire un branco di aringhe.

 

2) Paul Schrader: "Io credo che ci siano tre fasi nello scrivere una sceneggiatura. Prima, bisogna avere un tema, qualcosa che si vuole dire. Non deve essere necessariamente una cosa importante, ma ognuno ha qualche cosa che lo disturba. Poi bisogna trovare una metafora, che esprima, quel tema. Quindi bisogna trovare un intreccio, che è la parte più semplice dell'intero processo. Tutti gli intrecci sono già stati fatti; sono una cosa semplice; si lavora attraverso le modificazioni successive, finché l'intreccio non riflette accuratamente il tema e la metafora. Si spinge il tema attraverso la metafora e dovrebbe uscirne l'intreccio".

 

3) John Huston: "Ci deve essere un intreccio. Io credo che l'intreccio sia una cosa molto nobile. E' come creare una formula, geometrica, se volete, per astrarla. Ridurre un tema in una formula. E così, quando tracciate quest'ultima linea dall'ipotenusa, la cosa è dimostrata. L'intreccio è la dimostrazione del tema e, io credo, completamente valido se considerato in questi termini".