28/03/2012

BEati Coloro Intervista

Beati Coloro - Intervista

di Mithril

Il giudizio degli altri influisce sulle nostre scelte? Può imbrigliarci così tanto da farci desistere dal tentativo di realizzare i nostri sogni? Nella suggestiva cornice dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Palazzo Serra di Cassano a Napoli si è svolta la presentazione del libro “Beati Coloro” di Concetta Prisco. L’evento organizzato dalla casa editrice Edizione Mayhem è stato un momento di riflessione sui sogni e la loro realizzazione 

 

Nella suggestiva cornice dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Palazzo Serra di Cassano a Napoli si è svolta la presentazione del libro “Beati Coloro” di Concetta Prisco. L’evento organizzato dalla casa editrice Edizione Mayhem è stato un profondo momento di riflessione sui sogni e la loro realizzazione e su quanto il giudizio degli altri influisca sulla nostra esistenza. Il dibattito è stato alternato alla lettura di brani del romanzo da parte dell’attore Ugo Fonti, con il sottofondo musicale del sassofonista Luca Autiero. Il giudizio degli altri influisce sulle nostre scelte? Può imbrigliarci così tanto da farci desistere dal tentativo di realizzare i nostri sogni? Hanno discusso di questo il giornalista e direttore di Cinque Colonne Magazine Giovanni Tortoriello, l’addetto stampa delle edizioni Mayhem Giampaolo Canetti e l’autrice del romanzo che, poi, ha avuto uno scambio di battute con il musicista Giuliano Falcone, membro del gruppo musicale Foja, cui è ispirato uno dei protagonisti del romanzo. L’evento si è concluso con l’intervento del pubblico in sala.
Ecco cosa ci ha detto l’autrice Concetta Prisco:
Cosa ha fatto scattare l’idea che ha poi dato il via alla stesura del romanzo e quanto nella sua vita ha influito il giudizio degli altri?
Il mio manoscritto in realtà non nasce dall’idea di scrivere un romanzo, bensì dall’esigenza di dispiegare su un foglio emozioni e sensazioni che stavano cambiando la mia vita. Il giudizio degli altri nelle decisioni della mia vita, infatti, ha sempre influito molto. La paura di deludere le aspettative, la paura di essere additata per le mie passioni così diverse dallo stereotipo della ragazza-figlia-studentessa perfetta. Nel momento in cui ho capito che ero felice solo facendo le cose che amo e, in questo modo, dimostrando amore per me stessa, ho cominciato a distinguere il giudizio dai consigli. Da qui nasce l’idea del mio romanzo!

Quali sono, se ci sono, i modelli letterari cui si ispira o quanto meno si sente vicina?
I modelli letterari a cui mi sento vicina e mi ispiro, se non altro per i contenuti, sono gli scrittori veristi. Mi riferisco, ovviamente al padre di essi, Verga, ma non solo! E’ al fenomeno di verismo regionale che mi piacerebbe avvicinarmi: a tutti quei giornalisti napoletani, e non solo, che attraverso le colonne dei loro giornali hanno fatto ricerca e denuncia sociale trovando nella realtà la loro ispirazione. Parlo di Gaetano Miranda, Matilde Serao…
Tra i vari personaggi del suo romanzo qual è quello che lei sente più vicino?
Sarebbe troppo semplice rispondere Gaia. Colei che scrive, fragile dentro e forte fuori, come me. In realtà, però, c’è un po’ di me ogni personaggio: la voglia di fare, uscire, conquistare di Luca; il mio prodigarmi per il bene dei miei affetti di Alice; la voglia di tenerezze di Leo…
Solitamente chi scrive romanzi si trova a confrontarsi con un personaggio che è anni luce dalla propria sfera personale e caratteriale, quindi, questo comporta un lavoro di ricerca che porta lo scrittore ad ampliare i propri orizzonti e le proprie idee, nel romanzo c’è un personaggio che le ha fornito tale percorso?
Luca compie su sé stesso un lavoro che lo porta ad un cambiamento, matura e cresce nel corso del romanzo. Quando ho cominciato a scrivere il mio romanzo era lui il personaggio ad anni luce da me, così sicuro del suo sogno da imporsi, così sicuro dei suoi sentimenti da aspettare. E’ lui, ma anche un po’ tutti gli altri, che maggiormente mi ha aiutata ad ampliare i miei orizzonti, al punto da poter affermare, oggi, che gli somiglio più di quanto in realtà non credessi.

Ora è la volta di Andrea Canetti della casa editrice edizioni Mayhem:
Con la Collana Dedalus la casa editrice M. quali finalità si propone ma soprattutto cosa offre ai suoi lettori?
La collana Dedalus rappresenta l’occasione di una riflessione letteraria sulla contemporaneità e sulla sua complessità. Sin dall’inizio, la nostra casa editrice ha ritenuto fondamentale volgere il proprio sguardo alla realtà in cui siamo immersi, alle sue difficoltà, alle sue tortuosità e alla molteplicità che senz’altro la caratterizza. Pertanto, Dedalus offre ai lettori una serie di testi in cui tali tematiche trovano il proprio spazio, attraverso vicende di personaggi psicologicamente ed esistenzialmente complessi, interpreti di un ruolo per nulla facile, quello di donne e uomini della contemporaneità.

Cosa ha spinto la casa editrice a puntare su questo romanzo?
Puntare su ‘Beati coloro’ di Titti Prisco è stata una scelta funzionale al progetto editoriale che, da sempre, le Edizioni Mayhem si sono proposte: promuovere nuovi scrittori che avessero qualcosa da dire, emozioni da comunicare, idee da diffondere. Il testo sviluppa la tematica del giudizio, dell’accusa ingiusta, e si articola mediante una scrittura bifronte, capace di accostare la semplicità del dettato quotidiano alla complessità della riflessione esistenziale. In più, le vicende narrate raccontano di ragazze e ragazzi con progetti, voglia di emergere, energie da veicolare in esperienze di vita costruttive, con i loro sogni e le loro paure. Una gioventù autentica ed attuale, insomma, come quella cui la nostra casa editrice si rivolge.

Quali sono i futuri progetti della vostra casa editrice?
I prossimi passi delle Edizioni Mayhem continueranno a muoversi nel solco della promozione di nuovi autori: è certamente questa la peculiarità della casa editrice ed insisteremo nel proporla al pubblico. In questo senso, stiamo già lavorando ad alcuni manoscritti nuovi interessanti. D’altra parte, la cura e l’amore per i classici non tramontano mai e, pertanto, abbiamo in cantiere l’idea di riproporre opere d’autore in una nuova collana ad hoc. Si tratta di un progetto sul quale stiamo lavorando da tempo e siamo fiduciosi di avviarlo in tempi brevi.

 

Alessandro Cavaliere

10/06/2011

Giornalismo: intervista a Gianni Tortoriello

262qxlf.jpgGiornalismo: intervista a Gianni Tortoriello

Per le interviste speciali di Mithril il direttore di Cinque Colonne Gianni Tortoriello ci parlerà di giornalismo dandoci qualche dritta su uno dei lavori più impegnativi e difficili e allo stesso tempo entusiasmanti che rientra a pieno titolo nei mestieri dello scrivere.


domande:

1) Nel corso della sua esperienza da giornalista quali sono stati i valori che hanno caratterizzato la sua carriera?
Mi hanno insegnato, fin dall'inizio, che un giornalista deve interessarsi di fatti e deve raccontarli e credo che questo sia il valore imprescindibile a cui ho uniformato il mio lavoro. Fare il cronista è stato sempre il mio sogno e, per quel poco che mi è stato concesso fare, credo di averlo sempre fatto.


2) Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un buon giornalista?
Intuito e capacità di approfondimento e sintesi. Se si sa scrivere in un italiano anche minimamente passabile dal punto di vista grammaticale e lessicale è anche meglio.


3) In Italia il giornalismo è bloccato dalle caste come succede purtroppo in altri ambienti professionali o c'è secondo lei spazio per tutti?
Il giornalismo in Italia è bloccato non già dalle caste, come normalmente si può pensare, ma da un oligopolio che detiene ed usa a suo insindacabile giudizio i mezzi d'informazione gestendo la linfa vitale che sono i mezzi economici, quindi, minando alla base quella che osiamo ancora definire 'libertà di stampa'; ma anche da colleghi che intendono questo lavoro non più come servizio alla collettività ma solo come mezzo per raggiungere e tenersi ben stretto posizioni di privilegio assoluto.


4) Per i giovani che vogliono imparare e intraprendere questa carriera cosa consiglia?
Avere testa dura e dedicare molto, ma molto, tempo alla formazione che non si fa però solo sui libri ma 'in strada' fra la gente. Recuperare il gusto della cronaca e dell'inchiesta (quella vera non pilotata). Fare continuamente le pulci al potere e non appiattirsi su di esso. Ricordare che si ha a disposizione un grande bene - la libertà d'espressione- e non barattarlo mai con la bramosia di successo ad ogni costo. Dimenticarsi la TV, specie quella di oggi.


5) Può svelarci qualche trucco del mestiere?
Non ci sono trucchi, questo è un mestiere dove non si può mai barare perché alla fine il conto te lo presenteranno sempre e sarà salatissimo

 

Una piccola auto-biografia

 

 

 

46 anni, sposato, due figli. Laureato in Scienze Politiche alla Federico II di Napoli. Attualmentente direttore responsabile di due testate on-line: Cinquecolonne Magazine (www.cinquecolonne.it) e MxPress (www.mxpress.eu). Svolgo il lavoro di giornalismo fra alti e bassi (molti bassi e pochi alti) da quasi trent'anni. Ho iniziato a bazzicare per redazioni giornalistiche già a sedici anni. Ho lavorato e collaborato con testate locali e nazionali di carta stampata e televisive, prima di approdare al web. Sono stato curatore di una collana editoriale e sono anche docente di formazione per master in comunicazione. Ho curato e realizzato trasmissioni televisive su circuiti regionali e nazionali. Sono soggettista e sceneggiatore al tempo (non tanto) perso.