12/04/2012

Rido

12 dicembre 2010

Rido

di Alessandro Cavaliere

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Rido, rido sempre di primo mattino,
quando mi sveglio almeno,
rido perché al mattino tutte
le inquietudini della notte
appaiono simili a sciocchezze,
rido visto che, per quanto il cuore
possa tacere,
tutte le puttanate della notte
scivolano via nel silenzio
del primo mattino,
quando il sole è ancora
una fragile luce che colora
il cielo di un azzurro tenue e scuro
e sembra schiarire e giocare
con le nuvole.
Rido di quanto sono stupido a volte
rido di quanto la gente è stupida a volte
rido perché le tante voci che mi vogliono
morto a volte appartenevano
a chi ho voluto bene veramente,
mentre quelle che mi sussurrano
un saluto o una carezza
magari neanche so di chi sono.
Rido per tutti quelli che mi hanno dimenticato
troppo facilmente,
quelli che ti assicurano che non si dimenticheranno
mai di te e poi li trovi a ridere e scherzare
con le stesse merde cui sputavano sopra
quando erano con te,
rido quando vedo gli amici
che fanno le stesse cose che facevano con me
con chi non li capirà mai quanto li ho capiti io,
ma forse è questo il problema
capire troppo, sapere troppo
o semplicemente è la vita
che a volte ti strappa
via dei pezzi e tu devi semplicemente
lasciarli andar via.
Rido per le cazzate che scrivo
quando è mattino e nessuno mi legge
per poi pubblicarle
e magari sperare
che qualcuno le legga
capisca,
comprenda
quel che voglio dire.
Rido per tutte le lacrime
che nel mio cuore hanno
avuto un nome
ma di cui ora non ricordo
o fingo di non voler ricordare
o che semplicemente
era un nome inesistente
come il bene che essi hanno

lasciato in me.
Rido per non piangere?
Boh, può essere.
Ho sempre riso degli altri
più di quanto gli altri abbiano riso di me
perché sono stato così crudele
con alcuni da fargli credere
di volergli bene
e con altri fingendo di odiarli
mentre in realtà....
Dicono che il riso abbondi sulla bocca
degli stupidi
per questo ho assistito
a tante risate di scherno
in silenzio perché alla stupidità
si deve rispondere

con l'indifferenza,
ma penso di essere stato
stupido a mia volta tante volte
perché ho capito che in questa vita,
in questo mondo di merda,
non si può essere sempre intelligenti o saggi
e spesso si può solo essere stupidi.
Rido per tante cose

che ci vorrebbero  fiumi di carta per elencarle.
Quindi ora rido solo per questo altro mattino
che mi vede vivo,
rido per tutte quelle cose che ho perso
rido in faccia a chi...
ma a nessuno, rido e basta
perché è vero che il riso forse
abbonda sulla bocca degli stupidi,
ma è anche sulla bocca dei felici
perché a volte quando si è felici si è stupidi
e ridere ti fa rammentare quella sensazione
che spesso ci sfugge.

07/02/2012

La Terra e La morte

 

La terra e la morte (27 ottobre 1945)

Di Cesare Pavese

 

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Terra rossa terra nera,

tu vieni dal mare,

dal verde riarso,

dove sono parole

antiche e fatica sanguigna

e gerani tra i sassi;

non sai quanto porti

di mare parole e fatica,

tu ricca come un ricordo,

come la brulla campagna,

tu dura e dolcissima

parola, antica per sangue

raccolto negli occhi;

giovane, come un frutto

che è ricordo e stagione;

il tuo fiato riposa

sotto il cielo d'agosto,

le olive del tuo sguardo

addolciscono il mare,

e tu vivi rivivi

senza stupire, certa

come la terra, buia

come la terra, frantoio

di stagioni e di sogni

che alla luna si scopre

antichissimo, come

le mani di tua madre,

la conca del braciere.

 

 

 

 

 

06/02/2012

Anima

Anima

Cavaliere Alessandro


 

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Quanti silenzi hai da confessare anima,

mentre gli occhi si perdono

in frammentarie vedute d'infinito,

oltre il vetro di una finestra bianca,

giace come una carezza di vetro

il mistero di mille e più giorni

di buio.

 

A vagar ragione,

alta e fiera,

sorgi in immense distese verdi

lussureggianti e vive

minuta e tremante,

invece,

ti rannicchi

in bianche e gelide

visioni inconfessabili,

ma senza possibilità di fuga.

 

Anima, che l'oscurità

ottundeva

prigioniera

di grida mute,

ora serena e placida

come un'alba

che sparpaglia

i suoi raggi di vita

in pianure vergini.

 

Anima stropicciata

ma ancora pulsante

grazie.

 

06/01/2012

sogni

I sogni sono come polvere di cristallo afferrane una manciata poi soffia verso il cielo del domani e osservane i magnifici colori.

Per tutti coloro che credono che un sogno non possa mai spegnersi anche quando sembra impossibile da realizzare.


Mithril



05/01/2012

Quante Parole

Quante parole restano dentro inespresse, quante...forse tante, quante sono i sogni e le rinunce... forse troppe, quante sono le lacrime che invece di bagnare il viso bagnano l'anima.


Mithril (Alex)

01/01/2012

Lacrime di Cristallo

Lacrime di Cristallo

di Alessandro Cavaliere

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Ho percorso tante vie in questa mia vita

ti ho rincorso tante volte nei volti

che ho scelto, che mi hanno scelto

tra la gente,

ho imparato a piangere nei giorni

di inverno quando tutto sembra fermarsi;

quando cala la neve

quella maledetta neve che copre

le persone che ami per sempre;

quella neve che è solo dentro di te.

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Ti ho sognato tante volte

ritrovandoti nuda tra maschere

di odio, d'amore e di indifferenza.

Ho imparato a ridere nei giorni di primavera,

come fanno i bambini,

senza vergognarmi di chi mi guardava,

di chi mi giudicava pazzo;

perché ridere, ho poi scoperto,

è il solo modo per non morire mai.

 

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Ti ho trovata fragile e sola,

ti ho ferita con la mia stupida

paura,

ti ho lasciata scoprire di me

le cose più oscure,

eppure, tu mi hai sorriso.

Ho imparato che l'autunno

è il periodo dei colori e del ricordo;

dei sorrisi che si mischiano al vento

che gioca crudele con le foglie morte.

Ho scoperto la parte più meschina di te,

ma non sono riuscito ad odiarti

ho potuto solo ridere di me

tra le lacrime,

perché avevo avuto tra le mani

quell'amore,

quella eterna emozione,

ed ora ero solo con le mie consapevolezze

con le mie debolezze.

Ho scoperto che non esistono miracoli,

che il mondo è una menzogna

creata per scalfire le nostre paure.

Ho allontanato così

tutto, tutti, ogni cosa;

non ho più provato dolore;

non ho più provato vergogna.

Ho rammentato quanto era bella

l'estate,

il calore di un altro corpo

che non è il tuo

la carezza del sesso sulla pelle

la frenesia che non ti fa pensare.

 

Ho imparato che esiste una stagione per tutto

che tutto si ripete, che tutto si rinnova.

Addio amica mia.

Ti dico addio,

in un silenzio che ha il segreto

di mille note.

Ricordo il sapore della tua bocca,

il respiro della tua anima

che è ancora un po' mio,

ma che aprendo questo pugno chiuso

vedo volar via;

come fosse il perdersi di mille lacrime

di cristallo.

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24/12/2011

Gli Occhi delle Donne

07 dicembre 2007

Gli occhi delle Donne

Di Alessandro Cavaliere (dalla raccolta la finestra bianca)

 

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Gli occhi delle donne
hanno la consapevolezza
del buio trascorrere dei giorni
che si posa nell'anima,
i loro occhi rispecchiano il dono della vita,
il calore del perduto e la dolcezza
di infinite albe.
Gli occhi delle donne attraversano
il cuore e l'anima degli uomini
restano nei ricordi e lasciano
solchi profondi nell'anima,
nei loro sguardi c'è l'amore e l'odio,
la tenerezza della speranza
e il gelido martirio dell'addio.
Gli occhi delle donne custodiscono
tutte le lacrime del mondo
quelle di gioia per la felicità
che ricevono,
quelle di dolore
per il male che gli viene fatto
e quelle del rimpianto
per tutta la malinconia
che come polvere senza tregua
si posa su di noi.


 

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19/12/2011

Speranza

Speranza

di Alessandro Cavaliere

 

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La mia strada potrà portarmi anche lontano

e accumulare i miei passi in percorsi

che non hanno altro senso

che condurmi verso un sole pallido

che ha il sapore del più limpido

mattino,

ma non mi farà mai dimenticare

tutto quello che i miei occhi

hanno visto durante il cammino.

 

Sento il vento accarezzare il mio viso

quasi fosse il percorrere

di dita conosciute

sulla pelle,

ma è solo il perdersi

di questo mio camminare

verso chissà quale sole;

quale alba;

quale nuova emozione

e quella sensazione

che lascia sul mio

viso il vento si perde

mentre guardando le stelle

ricordo i lineamenti

di chi non cammina più al mio fianco;

di chi ha cercato di calpestare

i miei sogni;

di chi ha semplicemente

finto di amarmi

per poi lasciare che giacessi

ferito e umiliato

nelle cadute prese

durante il mio cammino.

 

Eppure nel cuore non c'è rancore

anche per coloro

che durante il mio camminare

hanno solo

finito per farmi male,

è strana questa vita

che ci confonde

ci perde

e ci lascia senza fiato

perché ci ha donato

quella stella invisibile

che pulsa nell'anima

e ci guida nel nostro cammino

quella stella fatta di sogni

 

...speranza...

 

basta chiudere gli occhi

un solo attimo ed è lì

che ci ridona la forza

per continuare a camminare

su questa strada

che ha ancora tanto da dare

e tanto da chiedere

fino a che l'ultimo uomo

di questo mondo

avrà ancora la forza di respirare.

 

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16/12/2011

Il Fiore Rosso e la Neve

 

Il Fiore Rosso e la Neve
di Alessandro Cavaliere

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Era l'anima a sospirare quella voce delicata e triste che si levava nel silenzio assoluto della natura, come se essa fosse morta insieme a quel corpo minuto e posato nella neve. La neve che tanto ricordava la morte, ma anche il candore gelido dell'innocenza. Cloude osservava il corpo della donna che amava disteso in quel letto bianco, alcune venature scarlatte disegnavano intorno una sorta di corolla di petali. Era il fiore dell'assenza, il fiore crudele del perduto. Le ginocchia di Cloude erano immerse nella neve e il freddo le intorpidiva, come i fiocchi di neve che gli accarezzavano il viso graffiavano con il loro gelido tocco la sua pelle. Eppure non riusciva a muoversi, non tanto per il freddo, ma per quella voce che gli sembrava intonare una sorta di canto. Quella voce che era solo sua.

 

<<Dolce Amore mio perduto,

 

le tue labbra non scalderanno

 

più i miei giorni

 

con l'ardore dei tuoi baci,

 

il tuo viso non invecchierà

 

insieme al mio

 

il tuo sorriso sarà

 

una ferita

 

malinconica nei ricordi.

 

Eppure, amore mio

 

nonostante questo straziante dolore

 

che mi scuote l'anima

 

che spezza dentro la mia mente

 

ogni pensiero

 

che mi fa desiderare

 

solo di un unirmi a te

 

in quest'ultimo viaggio,

 

non consegnerei al Perduto

 

neanche un attimo

 

di quel tempo

 

che questa vita ci ha visti insieme.

 

Tu mio angelio,

 

tu mio unico ed eterno amore.>> Cloude Pronunciò quelle parole ripetendo il canto sommesso che gli sussurrava la voce, la stessa voce che era stata della donna che ora giaceva nel sepolcro di neve e petali rosso scarlatto che si perdevano nel bianco che inesorabile li ricopriva. Era stato un attimo, il saettare di una freccia, degli occhi che l'osservano avvicinarsi e quel corpo delicato che si frappone tra il dardo e il suo bersaglio. Poi era giunta la morte, come giunge sempre spietata senza riguardi. Il silenzio innaturale di quei momenti fu interrotto dalla voce di Cloude, che intonava quel canto e dal suo urlo disperato. Poi ci furono i passi degli assassini. Sei guerrieri che si avvicinavano a passi lenti ma inesorabili, spade sguainate. Spade che erano pronte a mordere.

 

<<Vorrei raggiungerti amore mio, vorrei così tanto che queste spade ponessero fine a questo dolore che è la tua assenza, ma così tradirei il tuo amore>> Cloude si rimise in piedi ed estrasse la sua spada. Gli assassini scoppiarono a ridere, cosa poteva un solo uomo contro sei.

 

<<Il nostro signore ci manda a vendicare l'onta della vergogna subita>> Disse uno di loro ricordando a Cloude che la donna che ora giaceva morta nella neve un tempo era stata una principessa, un gingillo che adornava con la sua bellezza la casa di un ricco e potente signore e che forse era divenuta donna nell'atto di tradire le convenzioni sociali di quel mondo imperfetto. Le spade calarono su Cloude, economia di gesti, una sorta di danza triste. Avreste potuto privarmi della vita prima, quando di essa mi importava, ma ora che non ha alcun valore per me è diventato difficile strapparmela via. Così uno dopo l'altro caddero sotto la lama di Cloude, in quella danza di ferro e carne, che disegnava strati di sangue nell'aria, colorando il bianco della neve. Quando l'ultimo assassino fu solo un'ombra nella neve Cloude depose la sua spada.

 

<<Ti porterò con me amore mio>> Raccolse la donna come si raccoglie un fiore, la depose sulla cavalcatura di uno degli assassini, prese anche un cavallo per sé. Il silenzio tornò a impadronirsi della valle. Un uomo e la sua donna divennero ombre lontane nell'orizzonte. La neve bianca disegnava un panorama bianco e la notte calava sul mondo.

 

27/10/2011

La Danza del Vento

La Danza del Vento

Di Alessandro Cavaliere


Canta il vento tra le cose,

accarezzando come un bambino

che gioca alberi, case e persone,

canta come se non ci fosse

altro che il suo

impetuoso incedere nel cuore.

 

Occhi di fanciulla osservano

le foglie d'autunno che il vento

solleva in turbini di variopinti colori

e come se un musico

stesse suonando una melodia

solo per lei la fanciulla

inizia a danzare.

 

Un vecchio ode il vento cantare

l'osserva danzare con le foglie

guarda la fanciulla

muoversi in esse

e pensa com'è strano l'amore

si nutre di così poco

e pure riesce

a donare così tanto.

 

Un giovane richiama

a se la fanciulla

ed il vento che prima

le accarezzava il corpo

in quella strana danza

di foglie e canto

si ritrova

a scoprire l'amaro

della solitudine.

 

Il vecchio

osserva il vento

che gli s'avvicina

triste,

conosce quella malinconia,

è la malinconia

dell'amor perduto

gli ispira una lacrima

che il vento

accarezzandogli il viso

gli sottrae

perché

il vento non ha mai

imparato a piangere.

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